Anche se forse non ce ne rendiamo conto, la nostra vita è ormai scandita dalle applicazioni che utilizziamo. Applicazioni mobile, applicazioni web e siti web sono diventati parte integrante della nostra giornata: ci avvertono quando è l’ora di mangiare, ci segnalano l’arrivo di messaggi, mettono in evidenza le news che maggiormente ci interessano, ecc. E’, in qualche modo il segno del nostro tempo, un tempo contraddistinto da continue connessioni fra noi ed i nostri device preferiti.

Ma se è chiaro il perché abbiamo consentito alla tecnologia di assumere un ruolo così importante nella nostra vita, vi siete mai chiesti perché utilizziamo un’applicazione piuttosto di un’altra? Perché scegliamo Chrome invece di Firefox o Gmail invece di Outlook? Ebbene, esigenze personali a parte, probabilmente la scelta viene fatta sulla base di concetti correlati alla qualità dell’esperienza che si viene a creare durante l’utilizzo dell’applicazione stessa; in due parole: in base a UX ed UI.

UX sta per User Experience, UI per User Interface. Quali sono le differenze e perché sono così importanti? L’UX Design comprende quei processi rivolti ad aumentare la soddisfazione degli utenti migliorando la facilità di navigazione e rendendo più intuitiva la consultazione delle pagine web e l’UI design, che rappresenta la “costola visual” dell’UX, comprende essenzialmente il modo con cui il prodotto si presenta (in primis l’interfaccia dal punto di vista visivo).

UI e UX rappresentino quindi un aspetto fondamentale per il successo di un software; da esse dipendono infatti come una applicazione o un sito web vengono percepiti, quanto vengono utilizzati e se durante il loro utilizzo l’utente vive un’esperienza positiva o no. Se sapremo creare un prodotto che darà alle persone sensazione positive avremo fra le mani un successo, altrimenti… Beh, probabilmente la nostra app verrà immediatamente disinstallata o il nostro sito dimenticato; punto e basta.

Approcciato il progetto Nemo, lo studio della UI/UX è immediatamente balzato al primo posto fra le priorità del team che normalmente si occupa di questa materia e per evitare errori è stato necessario entrare prima in contatto e poi in empatia con quelli che sarebbero diventati gli utilizzatori di NEMO, ad esempio, prendendo atto delle loro abitudini di navigazione, delle loro preferenze in tema di forme e colori, e dei loro sentimenti una volta di fronte ad un software complesso come un CRM.

Immediatamente ci siamo convinti della necessità di mantenere l’interfaccia quanto più lineare possibile, preferendo una navigazione verticale ad una tematica, ma soprattutto abbiamo capito che per soddisfare tutti gli obiettivi e le aspettative che ci eravamo posti per la realizzazione del progetto Nemo, l’obiettivo non poteva essere altro che creare qualcosa di non comune: un’interfaccia in grado di mettere a proprio agio gli utenti, adattandosi alle loro abitudini ed alle loro necessità, senza obbligarli a cambiare le loro abitudine.

Facile no? No, non è stato facile.

Il passo successivo è stato redigere un documento contenente le peculiarità tecniche che avrebbe dovuto possedere il template su cui costruire Nemo e quindi iniziare la ricerca. Fortunatamente la risposta alle nostre ricerche è arrivata rapidamente: Fuse, un template modulare multi-layout realizzato in Angular caratterizzato da una UX/UI allo stato dell’arte che ci ha consentito di creare non una, ma un set di interfacce fra cui, siamo certi, c’è quella perfetta per ogni utente. Ma un template, nel contesto di un progetto così ampio come un CRM, non è certo qualcosa che puoi installare per poi dimenticartene, in effetti è poco più di un blocco di creta che solo se lavorato con attenzione e talento può diventare un’opera d’arte. Un lavoro certosino che ci ha portati a rivedere completamente il codice per eliminare quelle parti inutili al fine di “alleggerire” i caricamenti e così rendere il template definitivo maggiormente fluido e veloce. Un lavoro durato oltre trenta giorni che ha portato tutta la UI ad essere perfetta.

Quasi perfetta; ancora oggi, di tanto in tanto, siamo chiamati a qualche ora di lavoro per ottimizzare questo o quel particolare piuttosto che per correggere qualche piccolo bug, in sostanza per migliorare ulteriormente uno strumento che per noi rappresenta un fiore all’occhiello; un punto nello spazio e nel tempo che rappresenta cosa siamo e che ci indica dove vogliamo arrivare.

Ma questa è un’altra storia.

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